
La Beata Paola Elisabetta Cerioli – Fondatrice delle Suore della Sacra Famiglia di Comonte – nasce a Soncino (CR) il 18 gennaio 1816 da Francesco e dalla contessa Francesca Corniani.
La sua educazione umana e cristiana viene completata presso il monastero delle Visitandine di Alzano Lombardo (BG). A 19 anni si sposa con l'anziano vedovo Gaetano Busecchi-Tassis e va a vivere nella villa Tassis di Comonte (BG). Il matrimonio è allietato dalla nascita di 4 figli, 3 dei quali muoiono in tenerissima età, solo Carlo sopravvive fino a 16 anni.
Nel 1854, a pochi mesi di distanza, muoiono prima il figlio e poi il marito.
Il matrimonio vissuto in mezzo a solitudine e devozione è terminato presto in modo liberatorio e problematico insieme. Infatti, rimasta vedova del marito, all'età di 39 anni è entrata in una profonda crisi esistenziale che l'ha spinta a cercare più in profondità ed oltre i lutti patiti il significato di ciò che le era accaduto e di ciò che Dio le chiedeva.
Un faticoso ed esigente discernimento – guidata, prima da don Alessandro Valsecchi e, poi, anche dal grande vescovo di Bergamo Pietro Luigi Speranza - , la sospinse ad affidarsi al Signore con rinnovato entusiasmo, mentre sentiva intrinsecamente rivitalizzato il proprio desiderio di maternità tenuto vivo in Lei dalle parole profetiche del figlio Carlo che morente le aveva detto:
“ Mamma non piangere per la mia prossima morte, perchè Dio ti darà tanti altri figli.” (A. Longoni, Memorie della vita, in Opera Omnia, vol. VII, Bergamo 2001, p. 84).
Docile alla guida del paziente ed illuminato direttore spirituale elabora positivamente le proprie tragedie e si consegna alla fede, alla speranza ed alla carità:
“ Prego Monsignore che mi benedica che sono anch'io sua pecorella traviata sì, ma piena di buoni desideri di riparare a una vita fredda ed indifferente al servizio di Dio, ora che il Signore mi ha castigato con la maggiore delle disgrazie” (P.E. Cerioli, Lettere, in Opera Omnia, vol. VIII, Bergamo 2001, p. 40).
Con uno slancio di carità inusitato, che la spingeva ogni giorno a soccorrere i bisognosi e i malati del suo circondario, mentre contempla la misteriosa figura dell'Addolorata e si sente guidata dalla forza protettiva di San Giuseppe, comprende che la rivelazione racchiusa nelle parole del figlio Carlo ha una straordinaria attuazione nel mistero della Santa Famiglia di Nazaret dove Maria e Giuseppe cooperano in modo mirabile al piano salvifico del Padre celeste facendosi prolungamento terreno della sua maternità e paternità salvifica ed universale. Lei stessa, infatti, ci lascia questa testimonianza:
“Queste parole anziché confortare il mio cuore straziato me lo strinsero facendomele interpretare in senso opposto ed ignorando come quell'anima innocente aveva penetrato negli arcani di Dio” (A. Longoni, Memorie della Vita, in Opera Omnia, vol. VII, Bergamo 2001, p.42).
Questa contemplazione lentamente trasforma la sua azione caritativa e di soccorso indirizzandola verso i bambini più soli ed abbandonati e diventa progetto da realizzare con alcune compagne e compagni di apostolato per dare avvenire a chi, senza una dignitosa famiglia, è privo di avvenire (esperienza del Gromo).
Insieme al soccorso, Madre Cerioli, ha subito percepito la forza educativa della famiglia e dell'istruzione nei confronti dei figli:
“Si faccia stretto dovere di rileggere frequentemente l'istruzione apposita sul modo di educare le Figlie di S. Giuseppe, per non errare in punto di tanta importanza qual'è quello di accudire rettamente e saviamente alla doppia sua missione di maestra e di madre, allevando ed educando quelle figlie, al bene delle quali è destinato l'istituto.” (P.E. Cerioli, Direttorio dell'istituto delle suore della Sacra Famiglia di Bergamo (1906), in Le Regole, Opera Omnia, vol. I, Bergamo 2001, pp.344-345).
Le sue case e le sue scuole nacquero e si svilupparono con l'intenzione di promuovere la crescita dell'intera società a partire proprio dalla famiglia. Nello stesso tempo che ella si preoccupava delle sue realizzazioni educative era molto attenta al problema della povertà e delle carenze dei bambini privi di famiglia.
Il 24 dicembre 1865, dopo un decennio di vita intensa e laboriosa, muore a meno di cinquant'anni avendo appena avviato la sua Istituzione femminile e maschile in favore dei bambini più “negletti” e “derelitti” della società del suo tempo.
Assumendo un po' da vicino la sua vicenda spirituale ciò che possiamo oggi cogliere come suggestivo per la nostra testimonianza di fede è la sua grande coerenza di vita cristiana e il modo con cui si è affidata alla esigente provvidenza che le richiedeva un inusitato coraggio a corrispondere a ciò che le veniva offerto come attuazione sorprendente dei suoi più profondi desideri (essere madre). E' insomma lo spazio che ha saputo offrire all'azione misteriosa e veemente dello Spirito che l'ha guidata ad un'interpretazione della vita generosa, ottimistica per gli altri.
L'azione apostolica è espressione essenziale del carisma di S. Paola Elisabetta, la quale ha lasciato come consegna a coloro che l'avrebbero seguito, la “carità evangelica vigilante che dimentica del proprio interesse, del proprio comodo e fin di se stessa, gode di farsi tutta a tutti non conoscendo altri limiti che l'impossibilità o l'inopportunità” come recitano le Costituzioni delle Suore della Sacra Famiglia.
La Comunità educativa è il risultato di un processo di evoluzione che, partendo dal Carisma della Fondatrice, e giunto alla riconversione di un servizio per offrire risposte mirate ai bisogni emergenti di minori in difficoltà.
I valori inerenti al Carisma che la Comunità vuole perseguire sono:
- essere profezia dell'ACCOGLIENZA dei minori a rischio, nella solidarietà con essi e con le loro famiglie;
- essere profezia dell'AMORE paterno e materno di Dio e delle preferenze di Gesù che sceglie i poveri e i più abbandonati;
- essere profezia della TENEREZZA nell'accogliere i minori e le loro famiglie nella concretezza della loro realtà, illuminando con la luce della Parola di Dio le varie situazioni e offrire un aiuto che possa servire a superare le situazioni di disagio e di sofferenza;
- essere profezia della SPERANZA, nella condivisione che promuove in umanità e diviene sacramento della salvezza in situazioni troppo spesso disperate.